lunedì 9 marzo 2015

E' tempo di svegliarsi


Ho poco da aggiungere a queste considerazioni di Ercolani se non che, a più di un anno di distanza da quando sono state scritte, dobbiamo tristemente constatare che non è cambiato nulla, anzi... personalmente aderisco in pieno al tono amaro dell'articolo, ma leggete e considerate la cosa dal vostro punto di vista; chissà che abbiate una visione più ottimistica rispetto alla mia. Resto convinta in ogni caso della necessità -  se non altro etica - da parte di ognuno di noi di ritrovare dignità e coraggio per testimoniare il dissenso rispetto alla visione medioevale del mondo che sta portando la bellezza e l'evoluzione dell'uomo verso un lento suicidio; assistito, anche, dal nostro ignavo silenzio.


Tre gradini per il baratro


di Paolo Ercolani  


È inu­tile girarci intorno. Tre sono i gra­dini che pote­vano con­durre il nostro Paese nel bara­tro. Ed è bene sapere che li abbiamo già per­corsi tutti e tre con appa­rente e beata inco­scienza. 

Il primo è quello della deriva etico-morale
Un Paese che non è riu­scito a tra­smet­tere ai pro­pri cit­ta­dini il senso della res publica, quindi del bene col­let­tivo e del patri­mo­nio nazio­nale; un Paese che non sa creare le con­di­zioni e le dina­mi­che per­ché fra i suoi abi­tanti, nei vari gan­gli vitali della sfera sociale, pos­sano emer­gere i più pre­pa­rati, i più volen­te­rosi, i più meri­te­voli, pro­prio per­ché anche così possa sal­vaguar­darsi e cre­scere lo stesso bene comune, ebbene que­sto Paese è già morto. È come una stella di cui ancora vediamo la luce pur sapendo che in realtà si è già spenta, e per que­sto non potrà con­ti­nuare a esi­stere nella rin­no­vata costel­la­zione. La poli­tica degra­data al livello del più bieco affa­ri­smo rap­pre­senta sol­tanto la punta estrema, più cla­mo­rosa e visi­bile, di un ice­berg che affonda ben in pro­fon­dità le sue radici, coin­vol­gendo tutti quei «cit­ta­dini» che i nuovi popu­li­smi vor­reb­bero dipin­gere come puri e incon­ta­mi­nati. Al punto che anche solo a uti­liz­zare ter­mini come «etica» e «morale» si fini­sce tac­ciati di inge­nuità, idea­li­smo, uto­pia. Eppure non sarò io, da filo­sofo, ad abdi­care al dovere umano e sociale di richia­mare l’urgenza, e per­sino la vera e pro­pria emer­genza, di un Paese che ha un biso­gno estremo di risco­prire, ridi­se­gnare e rior­ga­niz­zare il pro­prio impianto etico e morale. Certo, que­sto passa neces­sa­ria­mente per un serio pro­getto cul­tu­rale. Ma qui arri­viamo al 

secondo gra­dino. Quello della deriva pedagogico-culturale
Non ci giro intorno nean­che in que­sto caso: per me che svolgo esami uni­ver­si­tari con cadenza rego­lare è fin troppo facile, e penoso, regi­strare il fatto che, per esem­pio, sem­pre più stu­denti fati­cano enor­me­mente, e quindi spesso rinun­ciano, a leg­gere i libri di testo. Non è sol­tanto che poli­ti­che scia­gu­rate e decen­nali hanno impo­ve­rito e mar­gi­na­liz­zato la scuola; né che la com­mer­cia­liz­za­zione sel­vag­gia e incon­trol­lata dell’informazione e della comu­ni­ca­zione in genere ci ha con­dotto ad avere, per esem­pio (ma il discorso può essere esteso a tutto il «quarto potere»), una tele­vi­sione la cui pro­gram­ma­zione è diven­tata via via sem­pre più sca­dente, vol­gare e disin­te­res­sata agli effetti cul­tu­rali (e cogni­tivi!) che pro­du­ceva nei con­fronti dell’opinione pub­blica. C’è un terzo dato, per­lo­più igno­rato ma in realtà gra­vis­simo: la deriva cul­tu­rale e il pro­cesso di com­mer­cia­liz­za­zione sono stati così forti e per­va­sivi che, in buona sostanza, di fronte alla com­parsa della più grande inven­zione della con­tem­po­ra­neità, cioè Inter­net, si è del tutto rinun­ciato a pen­sare ad ogni minima forma di edu­ca­zione cri­tica al mezzo e di resi­stenza «uma­ni­stica» rispetto alle degra­da­zioni che il mezzo stesso pro­du­ceva. Soprat­tutto nei con­fronti delle gio­va­nis­sime gene­ra­zioni. È signi­fi­ca­tivo il fatto che a nes­suno mai ver­rebbe in mente di far affron­tare la vita a un bam­bino, senza che la scuola gli abbia potuto for­nire alcuni stru­menti. Eppure, per la vita vir­tuale (e sap­piamo bene che vir­tuale non signi­fica affatto irreale, forse tutt’altro) si è coscien­te­mente e deli­be­ra­ta­mente rinun­ciato ad ogni ten­ta­tivo di edu­care e for­mare menti che, durante la pro­pria cre­scita, sapes­sero uti­liz­zare que­sti mezzi straor­di­nari man­te­nendo auto­no­mia di giu­di­zio, capa­cità cri­tica, carat­te­ri­sti­che spe­ci­fi­che dell’essere umano come, per esem­pio, la let­tura appro­fon­dita, lenta, in grado di sedi­men­tarsi e pro­durre cono­scenza dure­vole nell’individuo. Igno­rare tutto ciò ha com­por­tato la rea­liz­za­zione di quello che Kurt Von­ne­gut aveva descritto nel suo romanzo visio­na­rio del 1952 (Player Piano), lad­dove descri­veva una prima rivo­lu­zione che sva­lu­tava il «lavoro musco­lare» (agri­col­tori), una seconda che svi­liva quello «ordi­na­rio» (arti­giani), men­tre alla fine ci si tro­vava di fronte alla terza rivo­lu­zione, quella in grado di ren­dere super­fluo il pen­siero umano, cioè il «vero lavoro intel­let­tuale». A chi ha gio­vato tutto ciò? Chi, con molta pro­ba­bi­lità e con com­pli­cità evi­denti da parte di una poli­tica inde­gna di que­sto nome, ha bene­fi­ciato di tutto ciò e in qual­che modo se ne è fatto arte­fice?

Qui arri­viamo al terzo gra­dino, che al tempo stesso rap­pre­senta il filo rosso di col­le­ga­mento con gli altri due: quello di un Paese in cui si è con­sen­tito all’economia di dive­nire la scienza domi­nante, il sistema di valori più forte e indi­scu­ti­bile, la dimen­sione a cui votare tutto l’umano vivere e tutti gli sforzi sociali. All’economia ser­vono pro­dut­tori e con­su­ma­tori, non certo indi­vi­dui cri­tici e con­sa­pe­voli, for­niti di un baga­glio etico-morale che per­metta loro di cogliere la grande ric­chezza della vita umana al di là dei numeri, del pro­fitto e delle logi­che quan­ti­ta­tive in genere. Non ha destato lo scal­pore che avrebbe meri­tato, sen­tire Mario Monti che, da capo del governo, dichia­rava impu­ne­mente di tro­varsi lì per sod­di­sfare i mer­cati (invece che la qua­lità della vita dei cit­ta­dini che si tro­vava a gui­dare). 

Il nostro Paese que­sti gra­dini li ha scesi tutti e tre, con i risul­tati che sono sotto gli occhi di tutti. Non c’è e non ci sarà arti­colo 18, riforma del lavoro e della giu­sti­zia, né riforma costi­tu­zio­nale o fiscale che tenga, è bene sapere che non ci sarà riforma in asso­luto che potrà risol­le­varci se non sapremo risa­lire que­sti tre gra­dini, pro­vando a rico­struire l’impianto etico-morale, edu­ca­tivo e poli­tico del nostro Paese. Una poli­tica degna di que­sto nome dovrà saper ela­bo­rare un pro­gramma fat­tivo e con­creto in grado di affron­tare il bara­tro in cui ci hanno con­dotto que­ste tre derive. Dovrà saperlo fare in un ottica anche euro­pea, per ovvie ragioni, lad­dove l’Europa non potrà essere sol­tanto una fan­to­ma­tica entità finan­zia­ria che ci impone un rigore arit­me­tico e quan­ti­ta­tivo, ma anche un grande pro­getto di costi­tu­zione di una realtà in grado di tute­lare la qua­lità, il benes­sere e la spe­ci­fi­cità umana dei suoi cit­ta­dini. Una teo­ria che non trova sboc­chi sul ter­reno della realtà sociale è ste­rile tanto quanto una poli­tica che non sa darsi un pro­getto teo­rico e una mappa pro­gram­ma­tica risulta cieca, inef­fi­cace, inca­pace di inci­dere su un periodo più ampio. Pos­sono sem­brare ragio­na­menti idea­li­stici o per­sino uto­pi­stici, ma se per un attimo sol­tanto pen­siamo che essi rap­pre­sen­tano tutto ciò che da troppo tempo non fac­ciamo più, e di con­tro vediamo lo stato in cui ci siamo ridotti, beh, allora ci ren­diamo conto che se di uto­pia si tratta, è un’utopia quanto mai neces­sa­ria. Il corag­gio più grande risiede pro­prio nella forza e nella volontà di rispol­ve­rare un pro­getto appa­ren­te­mente desueto e idea­li­stico. Qui e ora!

il manifesto

http://ilmanifesto.info/storia/tre-gradini-per-il-baratro/


mercoledì 21 gennaio 2015

la tecnologia intelligente




Finalmente una buona notizia, finalmente un utilizzo serio e utile della ricerca tecnologica!


Grazie - con buona pace dei detrattori di Napoli - ai ricercatori del CNR della città campana, ritorniamo a parlare del tesoro: circa 1800 papiri carbonizzati dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.c. e rinvenuti in una villa di Ercolano, soprannominata appunto la Villa dei Papiri. 
I papiri, ritrovati nel lontano 1752 non sono mai stati esplorati al loro interno per evitarne la sgretolazione. A quanto pare però finalmente saremo in grado di conoscerne il preziosissimo contenuto, grazie ad una raffinata procedura di tecnica tomografica
Dalle primissime indagini pare che gli scritti possano essere ricondotti al I sec d.c. e attribuibili allo stesso filosofo epicureo Filodemo. 
Tutto ancora da verificare, e tutto da scoprire, ma intanto qualcosa di grande e bello esiste e si muove,  in questa società di morti viventi; intanto qualcosa arriva a donarci speranza di bellezza e saggezza del vivere. E' questa la direzione che auspico per l'Italia: essere un museo a cielo aperto, un giardino dell'eden, dono per il mondo intero.

  

lunedì 19 gennaio 2015

A PROPOSITO DI LIBERTA' DI ESPRESSIONE





Quante storie! Quante parole, in questi tristi giorni, sulla capacità dell'occidente di essere libero di esprimere le sue opinioni mentre "gli altri" vorrebbero zittirci, annichilirci con il loro asservimento ad una realtà fatta di sopraffazione e precetti di medievale memoria.
Peccato che siano parole, parole, parole... come cantava Mina con Alberto Lupo!

Non intendo difendere chi uccide per lo sberleffo in una vignetta, soprattutto non intendo entrare nel merito della questione terrorismo e della scabrosa vicenda di Charlie Hebdo, sulla quale tanto ci sarebbe da dire, ragionare, argomentare.
La mia considerazione si riferisce solo alla presunta e tanto sbandierata supremazia europea, per cui il diritto di parola è salvaguardato e difeso senza se e senza ma. 
Semplicemente, non è vero, almeno non in Italia. 
Alle già evidenti censure operate dalla stampa nazionale e dai media, alle reticenze quando non menzogne propinate da molta classe politica agli italiani, si aggiungono episodi eclatanti come quello della denuncia per istigazione a delinquere allo scrittore e pensatore (specie rara!) Erri de Luca. De Luca, da persona intelligente, coerente e libera, asserisce di essere responsabile di aver pronunciato parole contrarie alla TAV, ma rifiuta di discolparsi, appellandosi invece all'art. 21 della Costituzione Italiana che esordisce così:   



"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione."


Fantastico. Bisognerebbe stampare l'epitaffio a lettere d'oro nella pubblica piazza, così, giusto per rimembranza...


Intanto Erri de Luca, attraverso un piccolo pamphlet dal titolo "la parola Contraria", rispedisce al mittente l'accusa di sabotaggio, affermando che è lui a subire il sabotaggio della sua libertà di espressione, e nello specifico di usare la parola "sabotaggio" secondo i poliedrici significati che il vocabolario italiano attribuisce al termine. Soprattutto, è impedito nell'esercizio dell'utilizzo della "parola contraria", dell'opinione avversa allo status quo e ai potentati economico/politici, che gestiscono la vita delle genti e delle terre senza alcuna reale dialettica etica.    

Questa piccola vicenda, emblematica, ci ricorda che esistono varie forme di autocrazia e che non è tutto oro quello che luccica. Le azioni eclatanti - come le limitazioni di libertà di alcuni regimi, paesi, correnti di pensiero religiose e non - in quanto tali, scuotono le coscienze e fanno gridare, giustamente, all'orrore. Hanno un unico pregio: sono sincere, si mostrano per quello che sono, da esse si possono prendere le distanze. Così non è, quando il regime si ammanta di falsa democrazia, riducendo la stessa ad un guscio vuoto, nel quale l'uomo si perde, smarrito, alla ricerca di una verità nascosta da mille specchi.  


venerdì 19 dicembre 2014

i cibi della salute

7 cibi anti-infiammatori che non devono mai mancare sulla nostra tavola


"Frutta e verdura
Ricchi di fibre e di antiossidanti, tutti i frutti e le verdure sono da mangiare in abbondanza ogni giorno perché combattono l’infiammazione cronica. Importante è che siano freschi, di stagione e di colori diversi.
frutti bosco

Legumi e cereali integrali
Aiutano a controllare la risposta insulinica nel corpo; la resistenza insulinica è stata connessa con l’aumento dell’infiammazione generale dell’organismo. Secondo una ricerca effettuata dall’Università della Pennsylvania un’impostazione alimentare a base di cereali integrali aiuta a ridurre i fastidiosi cuscinetti adiposi, oltre a migliorare globalmente lo stato di salute.
pasta

Grassi monoinsaturi
Proteggono il cuore, abbassano il livello di colesterolo LDL “cattivo” e riducono l’infiammazione generale. Si trovano nell’olio extra vergine di oliva, nelle noci, nell’avocado.
olio

Omega-3
Una dieta ad alta percentuale di acidi grassi omega-3 è stata collegata alla diminuzione dell’infiammazione. Un interessante lavoro svolto da un gruppo di ricercatori di Taiwan pubblicato sull’European Journal of Nutrition, ha dimostrato che il consumo di mandorle riequilibra i trigliceridi e riduce molte citochine infiammatorie. Le altre fonti alimentari di omega-3 sono noci, semi di lino e pesce, come il salmone selvaggio dell’Alaska.
mandorle

Spezie ed erbe aromatiche
Via libera in cucina all’uso di rosmarino, salvia, timo, origano, menta, curry, zenzero, cannella, tenendo presente che la spezia antinfiammatoria per eccellenza è la curcuma.
curcuma

Tè verde
E’ considerato un antisettico e antinfiammatorio naturale e le sostanze antiossidanti che contiene funzionano da stimolo fisiologico per l’attivazione del metabolismo. La presenza di polifenoli EGCG (Epigallocatechina gallato) ne fanno un efficace brucia grassi.
te verde

Acqua
L’acqua spegne il fuoco, si sa. L’idratazione dell’organismo è indispensabile per il lavaggio delle tossine che causano infiammazione. Ogni giorno è consigliato bere da 1,2 a 2 litri di acqua, in base alla stagione, al tipo di attività fisica svolta, alla quantità di liquidi assunti quotidianamente attraverso il consumo di frutta e verdura." P. Magni da Lifegate
acqua

Inoltre: da una ricerca della William Paterson University ecco i 41 frutti e verdure più nutrienti e a basso contenuto calorico, ordinati per quantità di 17 nutrienti essenziali: fibre, potassio, proteine, calcio, ferro, zinco, acido folico, vitamina B1, vitamina B2, vitamina B3, vitamine A, B6, B12, C, D, E, e K, considerati di grande valore per la salute, dall'ultimo al primo.

Tutto perfetto purchè gli alimenti siano di qualità!!
L’Italia, secondo l’Efsa "vanta livelli di sicurezza unici in Europa, con una 
quantità di prodotti agroalimentari con residui chimici sopra i limiti pari 
allo 0,2 per cento (nove volte meno della media europea e 32 volte meno
i livelli medi extracomunitari)."
Per quanto ancora? Dal mio punto di vista, tra gli effetti della crisi 
economica, indotta dai grossi poteri economici mondiali a favore delle multinazionali e a scapito delle popolazioni, e l'ulteriore gravissimo attacco
alla genuinità dei prodotti favorito da trattati internazionali come il T-TIP, c'è
da chiedersi quale sarà il futuro della qualità dei cibi che saranno a nostra 
disposizione sui banconi dei supermercati e a portata delle nostre tasche
sempre più vuote. 
E' necessaria una mobilitazione seria attraverso un risveglio delle
coscienze che orienti le nostre scelte verso il consumo di prodotti 
1) biologici
2) a km zero
3) solidali ed etici 
insomma: scegliere consapevolmente un nuovo stile di vita! :-)