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mercoledì 23 marzo 2016

DAVID ICKE E L'INGANNO GLOBALE


Estratto dal libro : "L'Inganno della Percezione" di D. Icke

Questa citazione dell'autore Michael Ellner riassume lo stato delle cose:
"Basta osservare la realtà intorno a noi. Tutto è capovolto. I medici distruggono la salute, gli avvocati distruggono la giustizia, gli psichiatri distruggono le menti, gli scienziati distruggono la verità, i media distruggono le informazioni, le religioni distruggono la spiritualità ed i governi distruggono la libertà".

 Un numero crescente di persone riesce ora a rendersi conto che tale deriva non è dovuta al caso o a processi spontanei; stanno capendo che il mondo non è ciò che è a causa di un fatto di sfortuna o incompetenza, ma come conseguenza di un progetto.
Quello a cui stiamo assistendo non è un caos casuale ma un caos organizzato,la diffusa incompetenza non è un caso, ma è stata voluta, così come la depravazione e la sofferenza. [...] Ciò che è importante realizzare in questa sede, è che gli eventi mondiali non possono essere compresi se non si prende del tutto coscienza che sono tutti orchestrati scientificamente. Quanto più il mondo cambia verso il peggio, tanto più 
evidente - anche tra gli ex scettici - sta diventando il fatto che esistano poteri che remano verso quella direzione.
Ci troviamo di fronte al più grande auto-inganno mai esistito nella storia dell'umanità.

Il mondo è pazzo perché è stato deliberatamente portato alla pazzia. Esiste metodo in questa follia. E' vero che devi essere del tutto bruciato nel cervello per pensare di voler realizzare ciò che stanno cercando di fare, ma nella loro pazzia sanno cosa stanno facendo. Dietro la follia apparentemente casuale che ci circonda, copertura essenziale dell'obiettivo, esiste un freddo calcolo.

Molte persone oggi sono in quella fase in cui si riesce a vedere che c'è qualcosa di seriamente sbagliato nel mondo, ma non riescono a definire bene il cosa e il perché. Anche questo senso di smarrimento non è casuale, e può essere motivato attraverso un documento venuto alla luce alcuni decenni fa, dal titolo Armi Silenziose per Guerre Tranquille, un manuale di istruzioni per agenti in cui è illustrato come esercitare un controllo mentale di massa. Il documento è datato maggio 1979 e si dice sia stato rinvenuto nel luglio 1986 in una fotocopiatrice IBM comprata in una vendita all'ingrosso. Le guerre silenziose a cui si riferisce il titolo sono le guerre invisibili sulla mente umana e le armi silenziose sono le manipolazioni mentali ed emozionali basate su situazioni fabbricate a tavolino, rispetto alle quali la mente e le emozioni tendono a reagire in un modo preciso.Il documento afferma che esiste un sistema di guerra silenziosa che agisce in sinergia con tecniche di trattamento dati ottenuti 'legalmente.' Gran parte di tali dati sarebbero estrapolati attraverso il sistema fiscale.
Ecco uno stralcio:

Quando un governo può riscuotere imposte e sequestrare proprietà private senza congrui risarcimenti è sintomo che il cittadino è vicino alla resa e all'accoglimento della schiavitù e di altri sconfinamenti legali. Un buon indice del grado di sottomissione popolare è estrapolabile dal numero di cittadini che pagano l'imposta sul reddito anche quando non siano corrisposte congrue ed oneste contro-prestazioni da parte del governo. Armi Silenziose asserisce che sia necessaria la ricerca della schiavitù collettiva per ottenere 'il consenso delle persone verso il lavoro e la relativa assunzione di un rango, posizione, livello o classe nella struttura sociale, cioè, distribuzione della manodopera nei vari livelli nella gerarchia' (conosci il tuo posto).
Il documento aggiunge che ogni classe per tutelare il proprio reddito controlla la classe immediatamente inferiore, contribuendo quindi a conservare la struttura di classe.'Tutto ciò fornisce stabilità e sicurezza, e favorisce la centralizzazione del comando.'
Alla fine il documento identifica una minaccia per la 'sovranità delle élite' la rapida ascesa del livello culturale e della qualità delle esigenze delle classi inferiori.

In altre parole, stanno sostituendo il lavoro della gente con la tecnologia e quindi la gente può andare a farsi fottere. Oggi più che mai. Gli autori del documento dicono che 'fino a quando il dominio energetico non sia assolutamente acquisito, il consenso della gente verso il lavoro e l'intermediazione politica deve essere presa in considerazione, poiché in caso contrario il popolo rischierebbe di interferire nel trasferimento finale di tutte le fonti di energia sotto il controllo della elite.' Dicono che il consenso del pubblico sia ancora una chiave essenziale (al momento in cui fu scritto) per il rilascio del processo di 'amplificazione economica' (frodare il mondo intero).

Quindi, è essenziale che neghiamo il nostro consenso a tutta questa marmaglia. L'arma silenziosa è equiparabile ad un'arma biologicaAttacca la vitalità, il libero arbitrio e la mobilità degli individui indebolendo i loro punti di forza e facendo leva sulle loro debolezze fisiche, mentali ed emotive."
Che fare? 
La risposta è la stessa che Morpheus dà in Matrix :

Matrix è ovunque. E' intorno a noi. Anche ora, in questa stanza. Puoi percepirla quando guardi fuori dalla finestra o accendi il televisore. Quando vai a lavorare ... quando vai in chiesa ... quando paghi le tasse. E' il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità.

Quale verità?
Che tu sei uno schiavo, Neo. Come tutti gli altri sei nato in catene, in una prigione che non ha odore, non si può vedere o toccare. Una prigione per la tua mente.
Ed ancora: 'Sto cercando di aprirti la mente, Neo. Ma posso solo mostrarti la porta. Sei tu quello che deve attraversare la soglia...



fonte: http://thelivingspirits.net/david-icke-in-ita/index.html


domenica 16 novembre 2014

un cambiamento epocale: la Toscana blocca il consumo di suolo




Cambiare si deve e si può. Ce lo testimonia la regione Toscana, non un ente privato, bensì un'apparato statale come tutte le nostre regioni, con qualcosa in più e qualcosa in meno delle altre: probabilmente meno servilismo al sistema, probabilmente più coraggio. O forse, semplicemente, più intelligenza. Perchè è ovvio che la salvaguardia della  ricchezza di un territorio, che per paesaggi e produzioni agroalimentari è famoso nel mondo, non è solo una faccenda ideologica, ma una scelta di buon senso dal punto di vista di sviluppo economico.  
Torniamo però alla buona notizia: la regione Toscana ha approvato una legge che vieta - non chiede di contenere -  VIETA, il consumo di suolo.
Si, avete capito bene. Una straordinaria legge urbanistica, operativa subito, che finalmente segna una svolta epocale, mettendo in primo piano, senza se e senza ma, la salvaguardia ambientale.  
La formulazione della legge sembra essere semplice: la legge impone a ciascun Comune di distinguere nel proprio territorio due parti: 1) la parte urbanizzata 2) la parte non urbanizzata. Impone quindi di costruire solo all'interno del perimetro urbanizzato. Stop. (Naturalmente questa è una semplicistica sintesi, sulla base di quello che io ho compreso, senza soffermarmi sui codicilli . Per chi fosse interessato qui il testo della legge e approfondimenti.)

Questo, oltre a salvaguardare la terra ancora esente da cementificazione (ma lo sapete che negli ultimi 60 anni il consumo di suolo è cresciuto del 1000 %?), raggiunge un altro fondamentale obbiettivo: quello di aprire la porta ad un nuovo modo di concepire la realtà che ci circonda e l'economia dei nostri paesi: parlo di portare alla centralità della visione concetti come recupero, riconversione, riutilizzo, trasformazione, riqualificazione... in pratica potenzialmente si spalanca un mondo di opportunità nuove che occhieggiano, finalmente, al concetto semplice quanto ignorato della salvaguardia del pianeta e della riprogettazione del nostro modo di vivere e consumare risorse e beni. 
Proviamo ad immaginare se tutte le regioni italiane adottassero un simile provvedimento... Intanto la Toscana ci mostra la strada, (non è la prima volta, guarda anche qui) testimoniando che se si vuole, si può.


leggi anche

Proprietario del territorio che abito

sabato 8 novembre 2014

ripensiamo il lavoro: una società eco-solidale

Nuova coscienza. 
Per crearla bisogna informarsi, pensare con la propria testa, valutare... e poi




"... Se penso  alla quantità e alla qualità di patrimonio storico e archeologico lasciato in abbandono o minacciato da speculazioni in regioni come la Sardegna, la Sicilia, la Calabria, la Campania, il Lazio non c’è dubbio che tocchiamo un nervo esposto di un Paese incapace di comprendere l’importanza e l’interesse della sua complessa e sfaccettata identità storica e di tradurla in un’attività culturale presente e in una possibile conservazione e fruizione rispettosa. Un discorso analogo vale per la ricchezza del patrimonio ambientale. Come è noto l’Italia è uno dei territori più ricchi di biodiversità dell’intera Europa: ospita circa il 43 per cento della fauna e della flora europea e circa il 4 per cento di quella mondiale. Ma è anche uno dei paesi più esposti in Europa al degrado degli ecosistemi e dunque alla perdita di biodiversità.
Credo d’altra parte che ci sia un motivo per cui non si è investito in quei settori. Non si è trattato di una semplice dimenticanza. Il motivo è che da un punto di vista simbolico il solo valore che conta in una società ispirata all’ideologia della crescita è il lavoro produttivo, sbrigativamente identificato con quello che genera rapidamente capitale da reinvestire e con quello che predispone all’ulteriore espansione del consumo. Non conta sottolineare che questi settori contribuiscono a produrre ricchezza non solo in senso immateriale ma anche materiale. È nel nostro immaginario che questi settori sono improduttivi. Come improduttive sono ritenute tutte le attività rivolte alla rigenerazione e alla manutenzione della vita e della comunità. La questione riguarda dunque in primo luogo come far fiorire queste attività nel nostro immaginario. Come riconoscere quella ricchezza e valorizzarla.
Il problema con cui la nostra società si confronta oggi non è la carenza di lavoro nel senso di possibili attività umane volte a conservare, consolidare o accrescere il benessere individuale e collettivo. Il problema riguarda piuttosto la divaricazione tra attività lavorative e reddito, e d’altra parte la divaricazione tra la diminuzione delle fonti di reddito e la crescente dipendenza dalla moneta per garantire il sostentamento proprio e della propria famiglia. Ovvero la realtà della “scarsità di lavoro” e contemporaneamente l’aumento dei working poors (persone che lavorano sempre di più ma che non ce la fanno a mantenersi) è – contrariamente a quanto si pensa – un effetto della modernità, della crescita e dello sviluppo e non un semplice effetto di una congiuntura economica sfavorevole.
Dunque la possibilità di inventare nuove forme del lavoro fuori dalla “società del lavoro” richiede di accettare di confrontarsi senza soggezione con un lavoro informale, con un lavoro de-mercificato, de-salarizzato, ri-localizzato, inventando modalità e soluzioni nuove che mettono insieme lavoro, attività, cura, tutela dei beni comuni, volontariato, formazione, scambio, produzione, riproduzione, autoproduzione, condivisione, redditi e benefici in forme e configurazioni differenti, ibride, plurali, in cui le vite, le esperienze, le differenze siano centrali e non accessorie. In altre parole non si tratta solo di inventare nuovi posti di lavoro ma di ripensare radicalmente l’idea di lavoro e di benessere (o ben vivere) nella nostra testa.
Da questo punto di vista si può riflettere sulla proposta di Alberto Castagnola di partire dai gruppi, comitati o coordinamenti locali più che attendere iniziative istituzionali dall’alto che potrebbero non arrivare mai. Si tratterebbe – secondo la sua ipotesi – di incontrarsi e individuare i beni comuni del proprio territorio che si vuole prendere in cura per elaborare un piano di intervento. Dunque si metterebbe in atto una mobilitazione e un lavoro senza retribuzione, a carattere volontario, perlomeno all’inizio del processo, in modo da far emergere l’importanza di singole azioni o progetti o di specifici settori di intervento valorizzando in questo modo sia i lavoratori che il patrimonio collettivo di una comunità. Lo scopo è creare una partecipazione dal basso e di mostrare un’alternativa alla sindrome della crisi economica, della mancanza di fondi, dell’atteggiamento passivo verso le istituzioni pubbliche e rappresentative. Questo tipo di temi potrebbero e dovrebbero entrare dentro alla discussione delle Reti di economia solidale, dentro alle esperienze dei Gas e più ancora dei Des (Distretto di Economia Solidale)"
estratto da: Usciamo dalla società del lavoro di Marco Deriu

siti interessanti:


domenica 2 novembre 2014

Nonna ti spiego la crisi economica



Semplice spiegazione, forse anche a tratti volutamente generica, per inquadrare la situazione nella quale si trovano la popolazione italiana e le popolazioni europee nel complesso. Personalmente, non essendo una economista, non entro nei dettagli tecnici. Mi limito ad osservare che il contenuto dell'articolo coincide sinistramente con la mia storia, che mi vede testimone dagli anni '70 ad oggi della politica economica di questo paese e della quota di pecunia nelle mie tasche borghesi, e ha parecchio a che fare con quello che sento essere vero da molti anni, al di là delle teorie complottiste e non.
Bene, detto ciò, leggi e valuta... quello che conta è l'apertura mentale, la dialettica costruttiva e il porsi domande.

  In una Nazione ci sono il settore pubblico ed il settore dei cittadini privati. Non ci sono altri settori. Ora, nonna, immagina questi due settori come due contenitori, due cassetti. Entrambi contengono ricchezze, cioè palazzi, terre, case, fabbriche, attività. Entrambi, quindi, contengono denaro.
Bene. Prendi il contenitore dei cittadini privati, ad esempio un negoziante che ha venduto un paio di scarpe: tutto quello che è accaduto è che un cliente ha speso i soldi per le scarpe; i soldi che il negoziante guadagna sono sempre soldi che qualcun altro ha speso (perduto), quindi la ricchezza in denaro che sta nel contenitore “cittadini privati” gira sempre in tondo, passa dalle tasche di uno a quelle dell’altro. Questo significa che noi cittadini privati con tutto quello che facciamo e produciamo non siamo in grado DA SOLI di aumentare la quantità dei soldi totali che girano nel nostro contenitore. Ci vuole qualcuno che sta FUORI dal contenitore dei cittadini privati e che metta dentro il contenitore dei soldi NUOVI. E chi c’è là fuori che può fare questo? Solo due figure: il governo, col suo contenitore e il suo denaro, e le altre nazioni col loro denaro. Infatti se il governo decide di comprare qualcosa che si produce nel contenitore dei cittadini privati, succede che i soldi del governo verranno versati nelle tasche del cittadino privato che produce quella cosa SENZA che nessun altro cittadino abbia contemporaneamente speso (perso) un solo centesimo. Ecco nonna, che la ricchezza in denaro nel contenitore dei cittadini privati AUMENTA REALMENTE.
Opinione comune è che il governo così contrae debito. Ma non c’è nessun debito per noi cittadini!! Come funziona: lo Stato stampa quanta moneta vuole, (così faceva l’Italia e ancora oggi LO FANNO l’America il Giappone, la Svezia, insomma tutti gli Stati che hanno una loro moneta) e NON può fare bancarotta (detto anche fallimento o default). Un privato fa bancarotta se deve dei soldi a qualcun altro che glieli ha prestati. Ma lo Stato i soldi li inventa dal nulla, quindi li deve a se stesso, a differenza di quanto accade ai privati. Gli Stati Uniti hanno il conto in rosso da 200 anni, ed è sempre più alto ogni anno, cioè ogni volta che spendono dollari. Per lo Stato i soldi sono solo numeri, non sono soldi veri (quanto costa stampare le banconote, ovvero quanto costano i soldi? Il costo è dato dalla carta e dall’inchiostro per stampare le banconote; o dal metallo per coniare le monete; quindi parliamo di pochi centesimi. Addirittura il denaro non costa nulla quando i soldi si “muovono” tra conti correnti, perché sono solo “click” della tastiera del computer). I soldi servono solo per darci da vivere, lo Stato ce ne potrebbe dare a sufficienza per farci stare bene tutti. Il fatto che il debito dello Stato si chiami “pubblico” è una truffa. Una colossale truffa inventata da gente potente che ha tutto l’interesse a tenere sotto scacco sia noi cittadini privati che lo Stato. La spesa dello Stato che usa la sua propria moneta (la Lira nel caso dello Stato Italiano, i dollari o la sterlina o lo yen per gli altri Stati di cui abbiamo detto prima), non è mai il debito dei cittadini, bensì la loro ricchezza.



Vedi nonna, dagli anni ’70 in poi, grazie a degli accordi internazionali, fu deciso che gli Stati potevano creare le monete moderne dal nulla. Immagina, siamo nel 1971:
1) Lo Stato è democratico e quindi risponde ai cittadini
2) Lo Stato adesso può inventarsi i soldi dal nulla
3) Lo Stato può quindi creare lavoro per tutti, case per tutti, servizi per tutti, istruzione per tutti, pensioni buone per tutti.
Risultato? Può spendere per creare cittadini benestanti e istruiti che possono usare la democrazia. Il sistema “Stato che può spendere per i cittadini privati/noi cittadini privati che abbiamo la democrazia in mano” era la Gallina dalle Uova d’Oro dei popoli europei negli anni ‘70. E se i popoli se ne fossero resi conto, per le elite che detenevano il potere economico sarebbe stata la FINE. Se volevano conservare quel potere dovevano reagire!
Come hanno fatto a convincerci a cambiare rotta? Ecco lo schema:
1) una potenza economica privata enorme (multinazionali come Monsanto, Bayer, Exxon…) decide che farà montagne di soldi se un’idea qualsiasi convincerà tutti a fare una certa cosa
2) assume degli studiosi che strapaga, che dovranno scrivere dei trattati serissimi che dimostrino che quell’idea è fondamentale
3) si infiltra nei luoghi (es. Bocconi, Harvard…) dove studiano quelli che diventeranno importanti domani, quelli che comanderanno e li convince che quell’idea è fondamentale
4) per fare questo spende un sacco di soldi in congressi, incontri, in programmi in tv e articoli di giornale… oltre a cene, vacanze, regali ecc.
5) è noto che, ormai, gli ambienti di quelli importanti sono gli stessi dove bazzicano i politici, che sono per lo più ignoranti come delle sogliole e si bevono quello che i professoroni raccontano loro
6) il peso del mondo dei professoroni più quello dei politici ignoranti come sogliole si sommano per far diventare quella idea fasulla, voluta dalla potenza economica privata enorme, la regola nazionale per tutti. E addio democrazia.
Riassumendo: le elite di potere mondiale (guarda il video contenuto in questo post) avevano capito che lo Stato democratico, con una sua propria moneta, avrebbe potuto spendere per i cittadini e le aziende private al fine di renderli tutti più benestanti, moderni e istruiti. Ma cittadini che siano tutti benestanti, consapevoli e padroni del loro Stato democratico erano un pericolo mortale per le elite, che invece ci vogliono ignoranti, sempre in affanno per i soldi e spesso anche disperati, così loro possono fare i loro affari immensi, rubare la maggior parte della ricchezza comune e sentirsi superiori, potenti.
Così si sono inventati una serie di bugie:
1) lo Stato non deve spendere di più di quanto incassi con le tasse
2) la spesa dello Stato non è indispensabile per creare nuova ricchezza nel contenitore dei cittadini privati 3) se lo Stato spende meno, noi cittadini e aziende private saremo più ricchi.
Tutti ci siamo caduti. Non contente, le elite di potere hanno pensato che qui in Europa potevano addirittura sottomettere gli Stati con leggi più potenti delle leggi statali, cioè le leggi della UE, impedendo così agli Stati stessi di spendere per i propri cittadini togliendo loro le lire, i marchi, i franchi ecc. E si sono inventati prima l’Euro e poi la crisi. E’ chiaro quindi che quella che stiamo vivendo è proprio una Spirale di Crisi Imposta, non spontanea, non dovuta a un accidente dell’economia o a non si sa quale problema mondiale misterioso. E’ IM-POS-TA, è pilotata, e questo è veramente criminale, nonna.
A questo punto sorge una domanda: ma se poi noi andiamo tutti in rovina, loro cos’hanno da guadagnarci? Semplice:
1) i grandi industriali hanno deciso che vendere i loro prodotti da noi era una causa persa perché siamo troppo pochi, meglio dall’altra parte del mondo, Cina, India, Brasile, che hanno popolazioni molto più numerose
2) i grandi investitori hanno capito che comprando i servizi essenziali dello Stato (gas, acqua, energia…) possono strizzare dai cittadini denaro garantito (chi non ha bisogno di acqua, luce e gas?)
3) gli speculatori si sono inventati trucchi contabili strampalati per poter scommettere sulla sfortuna economica degli Stati e le super banche d’affari (Goldman Sachs, JP Morgan… mica la piccola banca che hai sotto casa!) con gli stessi trucchi hanno moltiplicato soldi fittizi mentre milioni di persone s’indebitavano.
Questo da 20 anni ha cambiato del tutto il volto delle economie tradizionali. Le elite di potere avevano bisogno di una crisi economica che facesse impoverire gli stati europei. Questo accadde e sta accadendo, infatti hanno scommesso contro la Grecia e hanno vinto, e ora scommettono contro l’Italia e vinceranno. Gli uomini che oggi scommettono contro l’Italia, e che la stanno ricattando nell’impotenza totale dei politici, non sono più di qualche decina. Loro qualche decina, noi 60 milioni di impotenti.
Liberamente tratto e riorganizzato da: “Nonna, ti spiego la crisi economica” di Paolo Barnard


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Ad occhi aperti



giovedì 30 ottobre 2014

La coerenza di Muijca





Commovente intervista a Josè Mujica, presidente dell'Uruguay, uomo ineguagliabile per integrità e umanità.

In questo filmato del 2013 (prendetevi 25 minuti, ne vale la pena!) è chiarissima la frugale dimensione del suo vivere, che dona concretezza al concetto di decrescita felice di Latouche e ridona dignità alla parola COERENZA. Ha 79 anni, ma è l'emblema dell'Uomo Nuovo. 


Alcune frasi:

"Poveri sono coloro che necessitano di tanto."

"Non sono contro il consumo, sono contro lo spreco"

"Ci lamentiamo del surriscaldamento globale mentre distruggiamo la Natura"

"Ho imparato che le formiche urlano. Urlano."

"Nessuno è meglio di nessun altro"

"Il presidente è un funzionario, non un re, non un dio. Non è lo sciamano che conosce tutto. Come tale alla fine del mandato deve andarsene ed essere sostituito. Sono contro la rielezione"

"Il mio obiettivo è aiutare i più deboli e creare un nuovo modo di fare politica, un modo di guardare al futuro che verrà tramandato e usato per andare avanti"

"La vita scivola via. Il modo di prolungarla è lasciare gli altri continuare il tuo lavoro"

"La libertà è avere tempo per vivere"

"L'unica dipendenza buona è l'amore. Dimenticate il resto"

"Il segreto della felicità? Vivere coerenti col proprio pensiero"







guarda anche
Il miglior discorso del mondo

dove dice che

 "Lo sviluppo deve essere a favore della felicità umana, dell'amore, della Terra, delle relazioni umane"




giovedì 16 ottobre 2014




Burlington, la città che produce tutta l’energia da fonti rinnovabili

Idroelettrico, eolico e a biomassa. Così Burlington, la più grande città del Vermont è la prima negli Usa a produrre elettricità 100 per cento rinnovabile.

L’annuncio è di qualche giorno fa. Burlington, in Vermont, è in grado di fornire ai 42.000 residenti elettricità proveniente al 100 per cento da fonti rinnovabili. L’obiettivo è stato raggiunto grazie all’acquisto di una centrale idroelettrica da 7,4 megawatt sul fiume Winooski, a poca distanza dalla cittadina, che fornirà circa un terzo dell’energia richiesta dai cittadini di uno dei maggiori produttori di sciroppo d’acero di tutti gli Stati Uniti.
100PercentRenewable-089cfCredits by Wilson Ring, Associated Press
La restante energia proverrà per un terzo da impianti eolici e per un terzo da una centrale a biomassa, la Joseph C. McNeil Generating Station. Impianto che utilizza scarti della lavorazione del legno per produrre elettricità.
Il progetto, secondo quanto si legge in un articolo pubblicato sul Washington Post, fa parte di una visione a lungo termine, che prevede che l’intero Stato americano raggiunga il 90 per cento di produzione di energia da fonti rinnovabili entro il 2050.

“Ciò dimostra che siamo in grado di farlo e di farlo a costi competitivi anche per il futuro”, ha detto Christopher Recchia, commissario del dipartimento di servizio pubblico del Vermont al Washington Post.
Un risultato che salda la prima posizione del Vermont tra gli Stati più green d’America, secondo Forbes. Al secondo posto il vicino Oregon, terzo lo stato di Washington.
Rudi Bressa- http://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/burlington-energia-fonti-rinnovabili

lunedì 17 marzo 2014

Krugman per tutti




Paul Krugman, premio Nobel x l'economia 2008, ha lasciato la prestigiosa cattedra di Princeton per andare ad insegnare in una università pubblica.
Al di là del tentativo di ridimensionare la notizia con le battute ("sarò più vicino al mio supermercato!"), a me sembra un gran bell'esempio di cosa dovrebbe essere il "Servizio". 
Ognuno di noi ha un dono, un talento, una capacità. Non ha importanza se non vinciamo tutti il Nobel, quello che conta è non sottrarre il nostro particolare dono al mondo, in modo da arricchirlo con la peculiare nota che ci è propria. 
In questo modo offriamo un servizio e consolidiamo il concetto di comunità. Se poi a farlo è un economista del calibro di Paul Krugman (che per inciso è quello che ha detto "Adottando l'euro l'Italia si è ridotta al rango di una nazione del Terzo Mondo che deve prendere in prestito la moneta, con tutto quello che questo implica"), l'idea viene ulteriormente rafforzata. 
Diamo spazio al nostro talento dunque, e offriamolo a tutti senza riserve! Una società si misura sulla qualità di chi la compone e da quanto crediamo che valga la pena, nonostante tutto, investire nella sua crescita.   


guarda anche ARTICOLI ARCANI

IL PAPA



domenica 2 marzo 2014

Libertà va cercando... e va CREANDO


Libertà va cercando ch'è sì cara
come sa chi per lei vita rifiuta
(Dante, Purgatorio)


A differenza di Catone uticense, io non rifiuto, anzi rivendico. Nonostante il giogo del potere finanziario.



Tutti sanno che il trattato di Maastricht  ha conferito alla BCE tutti i poteri in materia economica e monetaria. Di fatto si tratta di una istituzione privata che emette una moneta privata - l'euro - per il cui prestito gli stati pagano interessi. Questi interessi, e non le spese eccessive dello stato, sono la vera consistenza del debito pubblico che, pur non contratto dai cittadini, sugli stessi grava come un macigno. La "Troika" (Unione Europea, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale) nonchè gli ultimi governi nostrani, disconoscono la semplice verità: lo stato Italiano, avendo rinunciato alla sovranità monetaria, è obbligato a farsi prestare denaro a costi di interesse dettati dal mercato finanziario estero, perdendo così la possibilità di continuare a farsi finanziare dalla Banca d'Italia a costo zero, come era prima dello scellerato patto che ha costruito l'unione europea sulle ragioni della finanza e non dei popoli. 


Non intendo qui scrivere un trattato di economia (peraltro non ne sarei capace), ma sottolineare quello che è alla portata di chiunque: non siamo padroni di noi stessi e della nostra vita. Probabilmente la storia - almeno quella contenuta nei libri scolastici -  insegna che non lo siamo mai stati, ma questo non è un motivo sufficiente per non anelare a qualcosa di meglio e di più evolutivamente simile all'Essere Umano.

La strettoia a cui assistiamo, formata da regolamenti, leggi, burocrazia e vincoli di ogni sorta, a nulla serve se non a creare una massa uniforme di nuovi schiavi, impastoiati da regimi ammantati di belle parole e invischiati in una rete le cui maglie invisibili, come una ragnatela, sempre più costringono tutti noi in uno spazio esiguo ed asfissiante, nel quale si sopravvive meglio solo restando il più fermi e allineati possibile.
Come in una metropolitana affollata, attendiamo pazientemente di arrivare per poter finalmente scendere, muoverci e respirare liberamente. Peccato che non è prevista la fermata  e il conducente, disinteressandosi delle condizioni dei passeggeri, tiri dritto in un viaggio senza apparente meta. 
E' quello che sta succedendo all'umanità: come polli da allevamento, come uccelli in gabbia, come tigri ammaestrate, rinunciamo ad agire, a desiderare, a sognare.

Quello che osservo è che è sempre più difficile osare muovere un passo, mettere in essere una iniziativa, un progetto, realizzare delle aspirazioni, a volte per ormai atrofica capacità di creazione, ma spesso, fortunatamente ancora, per impossibilità logistica di realizzazione, poichè gli oneri fiscali e tecnici sono tali da scoraggiare efficacemente ogni nuova idea e vengono innalzati come strenua difesa e baluardo, allorquando l'appiattimento mentale del messaggio omologante imperante nei media, la depressione indotta dalla scarsità finanziaria, la distruzione sistematica della bellezza e della conoscenza, non abbiano già prodotto il risultato sperato di ottundimento del libero pensiero.

Senza immaginazione non c'è vita e senza vita non c'è futuro. Io non intendo ingrossare le fila dei robotici servi di un sistema malato, pertanto a siffatto regime io dico

 NO.

Per questo leggo, studio, mi informo, ascolto. Per questo non rinuncio a provare a pensare con la mia testa,  a guardare la realtà per quella che è, se riesco, e ad assumermi la responsabilità di scegliere. Anche sbagliando, ma provando a vivere, non sopravvivere, intessendo una nuova trama, nutrendomi di Anima


  

lunedì 24 febbraio 2014

la bellezza salverà il mondo? Il Nuovo Rinascimento Artigiano





"Come la bellezza salverà il mondo e l'economia" è il titolo di un articolo di Francesca Mazzocchi, interessante per l'affermazione di quello che sembra ormai un punto fermo nella strada verso una soluzione globale a questa crisi determinata a tavolino.
In sostanza parliamo di  Nuovo Rinascimento Artigiano, ovvero la rivalorizzazione della sapienza delle mani. Mani che sul suolo italico conservano la memoria ancestrale della bellezza, grazie al respiro di questo paese che pur nell'oblio e nel disconoscimento conserva il patrimonio artistico e culturale più significativo del mondo e vanta secoli di meravigliose creazioni. Mani dunque antiche e moderne allo stesso tempo, perchè se è vero che la storia insegna, mentre volgiamo lo sguardo all'indietro, non possiamo non tener conto che siamo uomini e donne del ventunesimo secolo e comprendiamo in noi anche lo spirito egualitario che è la base del concetto odierno di libertà e diritto.
Rivalutare quindi le capacità individuali, sovvertire il criterio col quale si attribuisce il valore, riqualificare la creatività e inventare nuova bellezza: questa la sfida globale. Per noi italiani questa la responsabilità e, oserei dire, il dovere. Se è vero che nulla accade a caso, nascere o crescere nel museo a cielo aperto del mondo implica un compito a beneficio di tutta la collettività: preservarne le ricchezze e veicolare il messaggio della bellezza sul pianeta. Le capacità non mancano di certo, l'ingegno nemmeno; discernimento e fiducia vanno cercate, all'interno, così come la buona volontà di chi si oppone alla crescita dell'Uomo Nuovo e alla sua evoluzione.